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CompagniadijPastor
Libera associazione per lo studio e la conservazione della cultura tradizionale e della lingua regionale nei territori del Verbano Cusio Ossola e dell'alto Novarese
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Compagnia dij Pastor
La Compagnia dij Pastor nasce a Omegna (VB) nel 1998 dall'idea di un gruppo di appassionati che da tempo si dedica allo studio delle "vecchie cose".
Ij pastor a Omegna sono le paratie che regolano il deflusso delle acque dal lago d'Orta (Cusio) e ne custodiscono l'integrità. Allo stesso modo la Compagnia intende custodire il patrimonio culturale tradizionale delle nostre genti, curandone lo studio e la diffusione.
L'interesse è particolarmente indirizzato ai dialetti locali, per i quali si decide di agire trascrivendo tutto quanto possibile dnans chë fassa neuit, prima che scenda il buio. Sulla scorta delle indicazioni fornite dalla Regione Piemonte attraverso le sue leggi riguardanti "la conservazione e la valorizzazione dell'originale patrimonio linguistico piemontese", viene scelto per la trascrizione l'impiego della grafia normalizzata fissata dalla Consulta Regionale per la Lingua Piemontese. Nel corso degli anni sono stati studiati una serie di accorgimenti e di modifiche per adeguare tale sistema grafico alle particolarità delle parlate locali.

Questo blog è curato da Massimo M. Bonini che è l'autore dei testi pubblicati, ove non diversamente indicato.

Viva Pasqua Befania
6 gennaio 2011

 

 Siamo qui da voi, signori
siamo qui alla vostra presenza
a domandarvi una licenza
di cantare e di suonare
con una dolce armonia:
buona Pasqua Befania!
Con una dolce armonia:
buona Pasqua il ciel vi dia.
 
... ... ...
 
Noi l'abbiamo ben saputo
che il maiale l'avete ammazzato
e se non ci date niente
BUONA PASQUA UN ACCIDENTE!..
 
              canto di questua per l'Epifania, Ranchio di Forlì

 

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SAN GIOVANNI BATTISTA E IL SOLSTIZIO D’ESTATE
21 giugno 2010

 

Giovanni, figlio di Elisabetta, cugina della Madonna, e del sacerdote Zaccaria, compare nel deserto di Palestina, sulle rive del Giordano, poco prima del Cristo. E’ un selvaggio barbuto, vestito di pelli, che predica la conversione e pratica il battesimo nelle acque del fiume. Al rito si sottoporrà anche Gesù, che il santo definirà ‘Agnello di Dio’.
Il suo linguaggio privo di perifrasi lo mise nei guai con il re, Erode Antipa, che il santo accusò apertamente di adulterio per aver divorziato dalla prima moglie e sposato la cognata, Erodiade. Venne imprigionato, ma la regina, timorosa del grande ascendente che Giovanni aveva sul popolo, indusse la figlia Salomè a chiedere ad Erode, quale ricompensa per la sua sfrenata danza ‘dei sette veli’ la testa del Battista su un piatto d’argento. Da qui il celebre modo di dire e l’appellativo di Decollato con cui il santo viene spesso indicato.
A Casale è venerato nell’oratorio di Tanchello, frazione di cui è patrono insieme a san Fermo e dove lo si festeggia il 24 giugno, anniversario della sua nascita, come narrato dai Vangeli. E’ considerato protettore dei bambini, che ancor oggi vengono benedetti nel giorno della sua festa; un tempo vi venivano accompagnati dalla rispettiva madrina di battesimo.
La venerazione di Giovanni Battista è molto diffusa in tutt’Europa dove la sua figura si è sovrapposta a quella di antiche divinità. In particolare il giorno della sua festa, che cade in prossimità del solstizio d’estate, va a coincidere con le celebrazioni celtiche di Beltaine, la Mezzestate, simbolo della vita e della fertilità, celebrata nei boschi attorno ai fuochi rituali, divenuti poi i falò di San Giovanni. Molte sono le leggende che narrano di grandi prodigi che si verificherebbero in quella notte; basti ricordare fra tutte quelle raccolte e rielaborate da Shakespeare nella sua celebre opera ‘Sogno di una notte di mezz’estate’.
barba bunin
 

Omegna, monte Zuoli, 19 giugno 2010

 


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L’È CHI MASC
1 maggio 2010

 

Il rito del maggio come adorazione della natura risvegliata, è una tradizione arcaica che si perde nella notte dei tempi. Era un ringraziamento per essere usciti dall'inverno e insieme un modo per propiziarsi gli dei, affinché la terra desse buoni frutti.
Anche nel Cusio, come un po' dovunque, il rito era anticamente presente in tutte le sue forme tipiche: l'offerta di rami e di fiori, il furto e l'erezione dell'albero (simbolo dello spirito della vegetazione) e la danza intorno ad esso, l'elezione della regina del maggio (una fanciulla nubile che simboleggiava la fecondità della natura in risveglio), la serenata notturna.
Quest'ultima forma sopravvive a Casale dove, nella notte fra il 30 aprile e il 1° maggio, un gruppo di uomini (ma ultimamente sono state ammesse anche le donne) attraversa il paese addormentato e canta, sulla falsariga di un motivo musicale fisso, alcune strofe, parte delle quali sono pure fisse e altre variabili e improvvisate. Si inizia con il riverire i padroni di casa, li si prende in giro per il loro lavoro o i loro difetti e si finisce per imporre di pagare il pegno per il canto, solitamente con vino o generi alimentari. Il läntighèr - che viene chiesto in tono satirico se proprio non si vuole dare loro nulla - è nell'antico dialetto casalese un ciottolo bianco, della forma e dimensione di un uovo, che viene messo nel nido per insegnare alle giovani pollastre dove deporre le uova. Strofe di ringraziamento o di maledizione vengono eseguite per ultime, secondo l'esito della sosta.
   La prima strofa è eseguita da un solista, tenore o baritono, che ha il compito di svegliare l'interessato (nella versione proposta un ipotetico scior Pidrìn); le altre si cantano in coro, intercalandovi il ritornello.
 
L'è chi masc!
Maggio fiorente
fior d'ogni tempo,
fior dell'estate
e tute dòne inemorà.
 
Ritornello    Ò bèlò véngò masc!
 
Gnirà mai 'nä bèlä està
finché masc särà cäntà.
Somän gnui däl Sass Länscin
për riverìi 'nca 'l scior Pidrin.
Somän gnui dä'n Prà Mädònä
për rivérìi 'ncä lä seu dònä.
Scior Pidrìn chë'l vardä giù
ché ältriménti än mòvom pù.
Scërchì miä dë fàa tänt l'eurch,
soma bè ch'ji mäzzà 'l peurch!
Portè fòrä quatär euv,
sés, ò sètt, ò vòtt, ò nòv.
Së'l ghi pròpi notä notä,
mändè fòò lä dònä biotä.
E së'l ghì pròpi vèr vèr,
dènn alméno 'l läntighèr.
 
STROFE DI RINGRAZIAMENTO (FISSE)
Ä sì pròpi bravä sgéent,
fomä ij nösti compliment.
V'aogorumä bonä neucc
finché 'l disnàa särà miä cheucc.
 
STROFE DI MALEDIZIONE (FISSE)
Tänci s-caj int ä col mur
tänci bròcch int ël veust cul.
Tänci piòd in su col tëcc
gnéssän giù sui veusti orëcc.
 
ECCO MAGGIO.: Ecco maggio / maggio fiorente / fior d'ogni tempo / fior dell'estate / e (fior di) tutte le donne innamorate. / Viene il bel maggio! / Siamo venuti dal Sasso Lanscin / per riverire anche il signor Pidrin. / Siamo venuti dal Prato Madonna / per riverire anche sua moglie. / Non ci sarà una bella estate, / se non viene cantato il maggio. / Si affacci, signor Pietro / altrimenti non ce ne andiamo. / Cercate di non fare lo gnorri, / sappiamo che avete ucciso il maiale. / Dateci quattro uova, / sei, o sette, o otto, o nove. / se non avete proprio niente / fate uscire la moglie svestita. / E se proprio non avete nulla, / dateci almeno il läntigher. / Siete proprio brava gente, / vi facciamo i complimenti. / Vi auguriamo buona notte / finché il desinare sarà cotto (in questa casa). / Tante pietre ci sono in quel muro, / tanti chiodi (si possano piantare) nel vostro posteriore. / Quante piode vi sono su quel tetto, / (altrettante) vi cadessero sulle orecchie.
barba Bunin
 

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permalink | inviato da CasaleCorteCerro il 1/5/2010 alle 16:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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